Ennio Calabria

  • Ennio Calabria - I manifesti 1967-1993

Manifesti per le idee

di Luigi Martini

in "Ennio Calabria. I manifesti 1967-1993"
Promoart, 1993

Si discute poco sulle forme della comunicazione grafica, l’attenzione è, principalmente, rivolta alla comunicazione audiovisuale. Saltuariamente si riflette sulla pubblicità commerciale effettuata attraverso i canali della grafica destinata agli spazi murali della città e, quasi sempre, in occasione della scomparsa dei pochi grafici conosciuti o per le occasioni che Toscano ci offre (occasioni dovute alle sue scelte di contenuto ritenute provocatorie da una parte del giornalismo e dell’intellettualità italiana).

Mai si riflette seriamente sulla grafica destinata alla promozione delle idee, eppure se il nostro paese attraversa la crisi politica e istituzionale che conosciamo ciò dipende, anche, dalle scelte fatte da coloro che si sono impegnati <<nella politica>> rispetto ai mezzi e ai linguaggi ritenuti adeguati a far conoscere le loro proposte e a chiamare i cittadini o gli aderenti a discutere e a sostenerle.
Molti pensano che fa idee e mezzi utilizzati per farle conoscere esiste solo un legame strumentalmente amplificatorio e, quindi, che la funzione del <<media>> manifesto o altro) sia di carattere puramente impositivo (affermare e <<imporre>> una idea, un progetto, <<la linea>>).
Pochi altri pensano che lo strumento della comunicazione debba favorire l’apertura di un rapporto dialogico con l’interlocutore e che i linguaggi grafici e/o audiovisuali siano conseguenziali a questo presupposto fornendo, essi stessi, già una prima lettura dialettica delle idee che sono stati chiamati a <<diffondere>> perché su di esse si determini un coinvolgimento, una discussione e adesione. Tutto ciò senza che il <<media>> (il manifesto nel nostro caso), in alcun modo, riduca la sua capacità di attrarre l’attenzione del passante, del cittadino che percorre la città e, quindi, destinatario di quel messaggio, del legittimo desiderio del committente di entrare in relazione <<ideale>> con lui.
Queste due diverse concezioni sul ruolo e sui linguaggi che possono caratterizzare un <<media>> penso che definiscano, meglio di ogni altro comportamento, una <<politica>> volta a determinare un rapporto strumentale con il cittadino o, viceversa, una <<politica>> che tende a intrecciare con le persone un rapporto laico ma permeato da partecipazione critica.
Queste due idee presuppongono culture diametralmente opposte:
una autoritaria e l’altra autenticamente democratica. A qualificare come democratica e o progressista una idea politica non sono solo le finalità annunciate e/o declamate dall’organizzazione che intende realizzarle ma anche la cultura che ne informa il suo rapporto con i cittadini.
Per questi motivi, se si volesse leggere in profondità la storia dei movimenti politici sarebbe essenziale guardarla attraverso la finestra della loro grafica pubblicitaria, alla qualità ideale dell’apporto ideale dell’apporto chiesto ai creatori di linguaggi (pittori o grafici che siano) e alla libertà relativa che è stata loro concessa, inoltre alle finalità attribuite al <<media>> in questione.
È tenendo presenti questi presupposti che va letta l’enorme opera che Ennio Calabria ha prodotto per realizzare i suoi <<manifesti per le idee>>. Fra gli artisti italiani è certamente quello che ha prodotto di più e con maggiore continuità, credo che questa sua opera sia, per dimensioni, fra le più importanti anche al livello mondiale,
Ma l’importanza del suo lavoro non sta nel solo dato quantitativo ma, in assoluto, nella qualità culturale e, quindi, di linguaggio voluto, pensato, cercato e testardamente perseguito.
Il suo lavoro nel campo della grafica politica non smentisce la sua ricerca pittorica ma l’adegua allo specifico della comunicazione grafica, ogni lavoro è stato espressamente voluto e creato per quel tema, per quella occasione, per quello spazio manifesto (soltanto la scelta dei caratteri e la loro disposizione manifestano,qua e là, degli scompensi. Si tratta, infatti, di scelte non decise dall’autore che,invece, dovrebbe poter condizionare anche questa parte del lavoro compositivo).
I manifesti di Ennio Calabria non si pongono l’obiettivo di illustrare né, tantomeno, di essere il <<megafono>> dell’organizzazione committente. Durante gli anni cinquanta e sessanta, spesso, i pittori si sono cimentati nella realizzazione di manifesti per le organizzazioni dei lavoratori, quasi sempre ne sono usciti lavori agiografici e / o enfatici capaci di esprimere un atteggiamento di solidarietà acritica verso il mondo del lavoro, facendo trasparire, in qualche modo, una sorta di autoasservimento intellettuale verso la politica (un modo ottocentesco di stare dalla parte di coloro che soffrono). Era ed è ancora oggi, per una parte delle organizzazioni dei lavoratori, il modo di pensare al rapporto fra artisti e politica.
Ennio Calabria, invece, con i propri manifesti, ha cercato di offrire una propria idea delle idee che gli hanno chiesto di far conoscere: la sua opera è un contributo personale alla discussione organizzata dal committente; il manifesto, di fatto, diventa un nuovo interlocutore fra le idee pensate dall'organizzazione che le ha volute proporre, e il cittadino che le riceve. È in questo modo che si tiene aperto, per mezzo del <<media>>, quel processo dialogico che consente al manifesto di non diventare uno strumento di pura e semplice <<diffusione-imposizione>> di idee e /o marchi.
Il contributo di Ennio Calabria, quindi, si innesta direttamente nel solco del lavoro teso a determinare una qualità diversa della <<politica>>, del rapporto fra <<potere>> e cittadino, di una concezione laica e autenticamente democratica della società. per un pittore che afferma <<Un artista che perde il rapporto con la società diventa sterile, perde la ragione d’essere>>, non è un risultato da poco.

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